Villa Arconati

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Presenza - un dialogo fra passato, presente e futuro

30/04/2017

22/10/2017

PRESENZA: un dialogo fra passato presente e futuro 
Fondazione Augusto Rancilio presenta in anteprima Presenza, mostra di arte contemporanea che espone in anteprima alcune opere della Collezione d’Arte Contemporanea di Kiron Espace.
Dal concept dell’esposizione: per lungo tempo Villa Arconati-FAR è stato luogo dell’assenza, chiuso al pubblico e disabitato. Oggi Fondazione Augusto Rancilio vi porta Presenza: presenza fisica di un pubblico che possa entrare e far propria la cultura di un luogo; presenza esteriore che racconta agli altri un luogo tramite attività che sviluppano nuovi contenuti; presenza come consapevolezza di un luogo e dei suoi significati; presenza materiale di un luogo che va tutelata attraverso il recupero e il restauro. Sono questi i segni che caratterizzano il progetto di valorizzazione che Fondazione Augusto Rancilio sta conducendo in Villa Arconati-FAR. 

Esposte in mostra per la prima volta saranno opere appartenenti alla collezione d’arte contemporanea di Kiron Espace, che dialogano con le sale della Villa. Le sale che ospitano le opere non sono ancora state restaurate e in questa occasione sono state volutamente aperte così come sono giunte a noi, quasi “cristallizzate” nel tempo, così che il visitatore possa scoprire autonomamente le tracce della presenza che per oltre 300 anni, qui, ha abitato.
Con questa esposizione FAR vuole iniziare a riflettere insieme al pubblico sul significato della presenza, oggi, in un bene culturale. Villa Arconati-FAR è presente non in quanto museo del passato ma come luogo di cultura per il futuro.

Artisti in mostra: Pierluigi Bellacci, James Brown, Barbara Chease Riboud, Emanuele Gregolin, Jean-Luc Guérin, Jean Guitton, François Martin, W. Riley Maynard, Eduard Pignon, Francesco Podesti, Andoche Praudel, Andrei Prychodko, André Queffurus, Michel Random, Antoni Taulè, Ommer Uwe, Varozza, Xavier Zimmerman 



GLI SGUARDI DI W. RILEY MAYNARD A VILLA ARCONATI-FAR
Una nuova sezione arricchisce la mostra “Presenza”

Da domenica 3 settembre 2017 la mostra “Presenza” allestita al piano terra di Villa Arconati-FAR si arricchisce di una nuova sezione: eccezionalmente esposte le ultime opere del fotografo americano W. Riley Maynard, sguardi profondi ed espressivi che spingono ad interrogarsi circa la propria vita.

Sei riproduzioni fotografiche, ognuna di esse mostra il viso di una persona amplificato dalla grandezza esagerata (190 x 112 cm): questo permette di entrare nella sfera più personale e intima di queste persone, che ci osservano con sguardo polemico e totalmente privo di vergogna o finzione. Sono le anime di una vita pre-industriale marcata dalla povertà e dall'orgoglio. Osservando i loro visi si possono intuire i suoni della strada e i frammenti di vita che scorre dal passato verso il futuro. Sono sguardi che non ci permettono di passare oltre senza porci delle domande riguardo al senso della vita. In essi nulla è nascosto.
Sono sguardi carichi di “presenza”.

Maynard è dunque il quarto fotografo in mostra che aggiunge il suo personale “sguardo” alla Façade del francese Xavier Zimmermann, in cui la presenza è mostrata con una semplicità oggettiva scevra da segni di affezione; al tedesco Owe Ommer che con la sua Sabrina mostra l’illusione della presenza tra realtà e costruzione dell’immagine; e a Michel Random, con il suo ritratto del maestro Federico Fellini.

Gli Stati Uniti sono rappresentati in mostra da altri due importanti artisti: la scultrice Barbara Chase-Riboud di Philadelphia, le cui opere sono esposte presso le collezioni del Metropolitan Mueum e del MOMA, ed evocano il delicato intreccio di eredità comuni tra i neri e i bianchi nell’evoluzione culturale statunitense. Ed infine il californiano James Brown che crea le sue opere partendo dalle mappe geografiche: la presenza fisica di questi oggetti unita ai simboli rarefatti e sottili utilizzati di volta in volta, evoca il viaggio come racconto interiore.



Presenza: un dialogo fra passato presente e futuro
Piano Terra di Villa Arconati-FAR
Visitabile tutte le domeniche fino al 22 ottobre 2017
Dalle 10.30 alle 18.30
Ingresso libero (previo pagamento dell’ingresso alla Villa - € 5,00)




Dichiarazione dell’artista W. Riley Maynard
Erano, credo, le sette di sera del 17 gennaio 1957, quando la nostra Philco 17 pollici, in bianco e nero, cominciò a trasmettere “The Bob Cumming Show”.  Guardai l’inizio della trasmissione con meraviglia, mentre un’immagine appariva lentamente nel vassoio da sviluppo di Bob, nella sua camera oscura. Ero stato catturato. Catturato dalla chimica della fotografia, catturato dalla composizione fotografica che però non si realizzò che 21 anni più tardi, quando vinsi il primo premio in una gara fotografica  a livello nazionale, il Deloitte Haskins & Sells. 

Ora so che Bob, il mio modello di vita, aveva nella sua vita una passione non solo per la fotografia ma, come me, anche una passione per il volo. E che il nonno di Bob era niente meno che Orwille Wright, e che lui aveva insegnato a Bob a volare. Bob diventò in seguito un istruttore di volo e ricevette il certificato numero “uno” per istruttori di volo.

Cominciai la mia carriera di fotografo in modo informale nella nostra casa di mattoni di cemento a Pinella Park, in Florida. Un vicino di casa, Jim, mi diede una macchina fotografica Kodak Brownie e un rullino, e mi insegnò le nozioni di base della camera oscura. Mi misi subito al lavoro scattando fotografie, e trasformai il nostro locale lavanderia, attaccato al parcheggio coperto della casa, in una camera oscura part-time, aspettando con ansia il momento della mia prima stampa. Il giorno seguente, proprio come all'inizio del “Bob Cummings Show”, guardai l’immagine della nostra casetta di 600 piedi quadrati apparire nel vassoio da sviluppo.

Oggi le mie passioni per la fotografia ed il volo sono ancora vive. Ho concentrato il mio interesse per la fotografia sullo studio dei volti. Studiando le immagini dei visi si può cominciare a capire gli individui, il loro passato e forse il loro futuro. La macchina fotografica mi permette di entrare nello spazio personale dei miei soggetti in modi che non sarebbero considerati altrimenti accettabili in molte culture. Le immagini a grandezza esagerata ci avvicinano ai soggetti in modo unico e ci permettono di intuirne le vite e le anime. 
 


L’ iper-reale – recensione della mostra fotografica di W. Riley Maynard
Professor Byrd Williams IV, Collin College – 28 luglio 2017

L’iper-reale
“Una visone delle nuove opere di W. Riley Maynard è paragonabile all’ essere seduti in prima fila al cinema. Si entra in una stanza e si è sorpresi da un grande viso che sbircia da dietro una partizione.  Più ci si avvicina, più la testa umana si ingrandisce finché ci si trova a guardare un volto alto sei piedi. C’è del bambù. Ci sono tipici suoni di strada. Ci sono frammenti di vita. Mr. Maynard ci trasporta in un’India Settentrionale tanto distante da noi in miglia quanto in cultura.

Queste immagini non sono scorci catturati dal finestrino di un autobus turistico ma una visione al microscopio di volti forgiati da una vita pre-industriale marcata da povertà ed orgoglio. Si può vedere il passare del tempo in questi visi ma appaiono anche ornamenti inconsueti come il Bindi vermiglio che indica purezza unito a turbanti e gioielli sorprendenti.  Loro studiano “noi” con sguardi polemici totalmente privi di vergogna o finzione. Possiamo guardare dentro i pori della loro pelle, su per i loro nasi, all'interno delle loro bocche.

E’, questo, un esame della loro carne e della loro umanità, eseguita come se W.Riley fosse un dottore in medicina. Niente di nascosto. Non possiamo invadere in modo educato lo spazio privato all'interno della società, e nemmeno possiamo soffermarci per ore ad esaminare questi paesaggi anatomici, eppure W. Riley Maynard offre questa possibilità all'arte ed agli Ominidi grazie alla sua pazienza ed al suo calore nei confronti dell’etnografia.”

Recensione di Byrd Williams IV, Professore, Collin College, autore del libro “ Proof”. Sue opere possono essere trovate all’Amon Carter Museum e al Museum of Fine Arts, Houston.

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